15
Giu
2012

Audit 19011:2012 l’importanza del clima aziendale

Di Gianluca Gaggioli pubblicato venerdì 15 giugno 2012 in Risorse infrastruttura e ambiente |

una Visione diversa della classe dirigente

Tutte le organizzazioni aziendali devono impegnarsi a creare un ambiente stimolante al fine che tutte le risorse aziendali possano crescere in sintonia l’una con l’altra nell’ambiente in cui si trovano ad operare, ritengo che solo in “posti come questi si possano generare idee e dove la gente abbia il piacere di lavorare l’una con l’altra.

 

Da qui nasce la possibilità che in sede di audit si possano andare a”misurare”, dove possibile gli “asset umani”, “fisici” e “immateriali” così come quello ambientale, secondo quanto espressamente riportato anche nella ISO 19011:2012.

 

Ma quali possono essere gli indicatori di felicità “misurabili” in un contesto organizzativo?

 

Il primo che mi viene in mente è un bassissimo quanto nullo turnover, tale indicatore potrebbe rappresentare un indicatore di felicità

 

Proseguendo poi potrebbe essere “con i dovuti distinguo” basso indice di assenteismo e malattia, basso indice di infortuni.

 

Probabilmente quello che però genera benessere / produttività – felicità per entrambi organizzazione / risorsa è il clima in un processo sia dal alto verso l basso che dall’alto verso il basso.

 

Vi sono organizzazioni poi che più che ambienti di lavoro tendono ad assomigliare sempre maggiormente a stati di polizia, implementando i controlli sui dipendenti…… limitazioni all’utilizzo dei social network, riduzioni degli ambienti in cui è possibile socializzare ( macchinetta del caffè o luoghi adibiti a fumatori ), per arrivare a metodologie di controllo ancora più  “sofisticate”; questi si che possono essere altre tipologie di parametri per misurare quanto in un organizzazione si possa essere felici.

 

Le organizzazioni devono essere dotate di nuove visioni della gestione di processi produttivi,le risorse intese come uomini e non solo dipendenti devono essere considerati  pezzo fondamentale dell’azienda devono essere posti nelle condizioni di adempiere i propri compiti  nel migliore modo possibile

 

In un recente post su LinkedIn  Greta Ristori scriveva: “Molto banalmente bisognerebbe amare il proprio lavoro, o fare della propria passione un lavoro… in ogni caso, dovremmo imparare a vivere al meglio i momenti anche lavorativi, ricavarci i nostri spazi di felicità. Come? Avremo pur dei colleghi simpatici, no? Dei colleghi che diventano amici fuori dal lavoro.
E un po’ di passione, un po’ di ambizione, un po’ di … voglia di fare bene il proprio lavoro!”

 

Aggiungeva poi con molta schiettezza Alfredo Lanzellotti “Negli USA, dove la stessa viene menzionata nella Dichiarazione d’Indipendenza, forse la stessa è talmente inculcata nella mente e nella stessa normativa, che è più facile raggiungerla (credo) magari “saltabeccando” da un lavoro all’altro, trovando quello che più si soddisfa. Nella mia città la felicità è solo raggiungere un posto di lavoro, qualsiasi esso sia, poi rientra nella normalità, che lo stesso sia noioso e sacrificante

 

 

Ma mi piace concludere con questa citazione sperando che vi siano sempre maggior imprenditori che facciano propria questa frase e che possa diventare la Mission della propria organizzazione…….Nel lavoro intelligente e scrupoloso dei nostri ottocento operai, nello studio metodico e incessante dei nostri quindici ingegneri, c’è la certezza di progresso che ci anima.
La lealtà dei nostri lavoratori è il nostro attivo più alto
………….il CLIENTE?????  Non potrà che avvertire la differenza!

 

L'autore: Gianluca Gaggioli

Gianluca Gaggioli: coniugato, con tre figli tutti nati a breve distanza, non si sa come trovi anche il tempo di "dilettarsi" sulle tematiche di qualità e management. Rail Strategist - Rail Fire Fighting - da oltre quindici anni lavora nel ambito ferroviario e medicale nel ruolo di "Assicurazione Qualità e dei Sistemi per la Gestione della Qualità". Competenze specifiche: Gestione della Qualità Secondo le Normative EN ISO 9001, EN ISO 14001, BS 18001, COCS 30.5/DT Trenitalia, Schemes Entities in Charge of Maintenance (ECM), ISO 31000, SGSL, OT24, MOG, EN ISO 13485, IRIS (International Railway Industry Standard), Six Sigma, Kaizen, Auditor Sistemi Qualità Certificato 19011 1a / 2a Parte (Audit interni e fornitori) e Abilitazione Formatore RSPP ASPP, dal 2008 attività di consulenza aziendale in materia di Sicurezza sul Lavoro; DVR, POS, DUVRI, Progettazione piani per la sicurezza (organizzazione e gestione corsi lavoratori); da Giugno 2011 Editor in Chief di Organizzazione Qualità. .

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
photo by: eVo photo
Questo articolo è stato pubblicato venerdì 15 giugno 2012 da Gianluca Gaggioli il venerdì, giugno 15, 2012 alle 06:35 ed appartiene alla categoria Risorse infrastruttura e ambiente. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Lascia un commento!

 

Attualmente sono stati lasciati 3 commenti a “Audit 19011:2012 l’importanza del clima aziendale”

  1. 1
    Michela Rea ha detto:
    15 giugno, 2012

    bell’intervento Gianluca e anche la citazione di Adriano Olivetti, direi un omaggio molto appropriato. Per me la linea guida quando si parla di clima aziendale ottimale è la “learning organization” di Peter Senge, almeno a tendere perchè è un limite superiore e in realtà in linea di massima lo scarto con le condizioni di partenza delle orgaizzazioni reali è molto grande

  2. 2
    Pietro ha detto:
    15 giugno, 2012

    Bell’articolo che condivido anche in alcune citazioni, anche se poi la realtà italiana di PMI padronali sono a distanza di anni luce dal creare un ambiente, così come idealizzato.

  3. 3
    Donatella Gortanutti ha detto:
    18 giugno, 2012

    Condivido. Il clima è fondamentale. Si può trovare la posizione perfetta, il lavoro agognato ma… nell’ambiente sbagliato e quindi anche il sogno diventa un inferno. Il datore di lavoro dovrebbe valutare davvero come assets i suoi dipendenti, collaboratori ecc., sono appunto ‘risorse’ umane… e quell’ ‘umane’ non andrebbe dimenticato. Le RU non sono macchine che funzionano con benzina (i.e. soldi, bonus ecc.) e basta, i soldi servono ok ma vogliono anche qualcosa d’altro, vogliono trovarsi bene nel luogo dove lavorano, possibilmente fare qualcosa che amano o pur se la mansione può essere noiosa, ripetitiva ecc. avere dei benefits, che loro e non il datore di lavoro considerano tali, a bilanciarla… e qui si può spaziare, dall’orario flessibile alla convenzione con la palestra vicina. Costa meno di quanto sembri cercare di rendere i propri dipendenti felici ed il ritorno c’è davvero. Vero però che c’è la crisi e che invece i ‘ricatti’ sono facili e diffusi, stipendi ridotti e orari allungati spesso all’inverosimile…ma appunto non bisognerebbe mai dimenticare quell’ ‘umane’, una risorsa valida dopo un po’ non ci sta a farsi sfruttare o trattar male, se ne va o… rende di meno di quanto potrebbe, è proprio vero l’infelicità inficia la produttività. Dimenticarsi che le risorse sono assets è davvero stupido anche se solo nell’ottica ‘cinica’ del ‘ritorno sull’investimento’. Concordo, i controlli ci vogliono ok, ma per migliorare l’ambiente, evidenziare (per rimediarvi) eventuali malfunzioni, problemi relazionali, ecc. non per creare una caserma a regime militare; dovrebbero essere sentiti come ‘normali/corretti’ non subiti come mancanza di fiducia. Di base quello che servirebbe è più ‘rispetto’ per le persone in quanto tali e per il loro lavoro, indipendentemente dalla posizione che ricoprono. La proposta di inserire una ‘misurazione’ del grado di ‘soddisfazione’/felicità delle RU e una valutazione dell’ambiente di lavoro nell’audit (e non solo un mero dato di headcount) mi piace proprio. Bell’articolo, buona idea… e speriamo che la ‘provocazione’ non resti solo tale e venga attuata 🙂 Grazie per aver recuperato ed inserito questo video su Adriano Olivetti: era una persona eccezionale, la sua ‘vision’ ancora oggi sarebbe per molti versi extra-ordinaria… e probabilmente troverebbe ancora molti ad osteggiarlo 🙁 In un intervento si dice che la differenza nell’ambiente di lavoro della Olivetti la faceva quel ‘sentirsi una persona libera di pensare’… questo significa essere rispettati davvero.

Lascia un commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.

Vai su »